Dracula (quello di Besson)
- Giulia

- 4 giorni fa
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Avremmo fatto a meno dei gargoyles che picchiano con la veemenza di Bud Spencer & Terence Hill dei tempi d’oro? Sí.
E del mucchio di suore, sessualmente eccitate, che implorano il trionfante Vlad II di essere “vampirizzate”? Ancor di più.
(E del parruccone grigio, da decrepito di 400 anni - 400 letterali, ecco perché è riuscito a farsi crescere i capelli così lunghi… - che echeggia uno degli outfit più iconici del Dracula di Coppola? Molto probabilmente, anche).
Al netto di afflati disneyani, qualche incoerenza narrativa e un paio di frame cringe, il Dracula di Luc Besson smuove qualcosa.
Perché? A distanza di qualche giorno dalla visione, potrei dire che la risposta sta nel sottotitolo: A Love Tale.
Besson mette in scena una fiaba, nel suo schema più classico e non si vergogna a manifestarlo. Certo, una fiaba gotica, ma in cui lo splatter è pressoché inesistente.
Il Dracula di Besson è un personaggio positivo, per il quale non si può far altro che tifare e - come per tutti gli “eroi” volutamente romantici - provare un po’ di tenerezza. Cosa fa lui per ritrovare la sua Elizabeta, vagabondando da un secolo all’altro per quattro secoli? Trucida gente? Tortura fisicamente qualcuno? NO. Crea una "irresistibile" miscela profumata che - a sua detta - prima o poi avrebbe attirato anche la sua amata, reincarnata da qualche parte in qualche epoca.
Allora…bell’idea, ma era chiaro che qualcuno dovesse stare un minimo dietro a questo ex uomo (che, con ‘sta storia della fragranza, stavamo ancora tutti qui a cercare insieme a lui). Ringraziamo quindi Maria, l’assistente vampira che - con la solerzia di un agente commerciale - ha fatto veramente di tutto pur di aiutare il suo capo a ritrovare l’amore. Carichissima sotto ogni punto di vista, godereccia e bolognese (socmel!), interpretata da un’impeccabile Matilda De Angelis.
E il cattivo? Meno male che c’è il nostro Christopher Waltz, che ci restituisce un Van Helsing - necessariamente antagonista del vampiro - nella sua consueta formula (ormai la conosciamo, ma continua a piacerci assai!) di personaggio un po’ weirdo mittel europeo.
Insomma, limando la versione di Coppola - via la teatralità tragica, via i pipistrelloni rugosi di tre metri nei quali si reincarnava il vampiro, via le litrate di sangue che inondano le chiese - Besson ci regala un personaggio molto elegante (come elegante e’ la scenografia, dalla ricostruzione delle sale affrescate della cappella nel castello in Romania, fino ai costumi di main e comparse).
Il Dracula interpretato da Caleb Landry Jones è più Vlad che Dracula. E’ forse questo soffermarsi sull’origine umanissima della sua sofferenza - e non su esasperazioni diaboliche ed effetti speciali - che ci fa sembrare questo personaggio, se non il protagonista della versione più interessante del secolo (quale sarà questa, poi?), particolarmente vicino a chi l’ha osservato.



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