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Il Cammino dei Borghi silenti

  • Immagine del redattore: La cronista
    La cronista
  • 2 set 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

A distanza di qualche giorno, si può confermare che la bellezza di quella parte remota di Umbria -  piuttosto diversa dal mainstream di Perugia e dei borghi circostanti - lascia un’impronta.


E’ stato azzardato affrontare il Cammino dei Borghi Silenti - che, snodandosi su circa 90 km (e un dislivello consistente) collega una serie di borghi dispersi nella terra di mezzo sul confine tra Toscana e Lazio - in un periodo in cui le temperature hanno oscillato tra i 35 ed i 38 gradi; eppure, lo rifarei.


Cos’é un “Borgo silente”?


Da appassionata dei più noti Spoleto, Spello, Narni e affini, sono rimasta inizialmente spaesata dall’apparente desolazione di alcune tappe.


Case di pietra, vicoli stretti che richiamano il medioevo. Stemmi scolpiti in alto sulle pareti, ancora visibili, ricordo di un passato importante.


L’incastrarsi, quasi simmetrico, delle stesse forme ovunque: archi, scale, contrafforti. Lampioni in ferro battuto qua e là.


E’ un colpo d’occhio su un immobilismo onirico, identico di giorno e di notte, dove il concetto di tempo e’ davvero qualcosa di relativo.


Solo le piante rampicanti sulle porte e i fiori affacciati dalle finestre, in una composizione mai casuale - sempre artistica - ricordano la presenza umana.


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Borghi non così silenti


Un tavolo sotto un albero, per ripararsi dal caldo del primo pomeriggio, nella minuscola piazza di Santa Restituta. “What’s your name? How old are you?”, una ragazza adolescente sta insegnando l’inglese al gruppetto di bambini seduti, intercalando le domande a esclamazioni in umbro stretto per redarguire i più vivaci.


Il direttore artistico di un teatro napoletano che, per la gran parte dell’anno, si rifugia nella sua casa ai piedi della “montagna” di Guardea. Dice che li’, dove ha allestito il B&B per ospitare i camminatori - la cui struttura e’ antica, come quella di una chiesa o di un castello - ha vissuto il santo locale. Riproduzioni di quadri rinascimentali, alternati da immagini sacre e nudi disegnati dal fratello pittore. Il router Starlink come unica connessione al mondo. Discussioni su canzoni e poesie. Racconta che un camminatore ha giurato di aver visto una donna, con vestiti dell’Ottocento, risalire le scale di legno alle nostre spalle.


Stanno ancora ripulendo casa quando ci accolgono e riconosciamo, da lontano, una concitata parlata inglese. Questa volta, nessuno insegna niente a nessuno, la coppia sta parlando la propria lingua. Origini britanniche, si sono conosciuti in Sudafrica, vissuto in Mali e in Zimbabwe. Poco più che sessantenni, da Londra all’Umbria insieme al cane George, per stare vicini alla madre anziana di lei. “Mia mamma sta a Roma, ma a me non piace. Quando abbiamo visto questo, abbiamo pensato che potesse valere la pena ristrutturare e iniziare un’avventura”. Dice, indicando l’amaca appesa tra due alberi nel piccolo giardino dietro casa e rivolgendo uno sguardo innamorato al lago, che brilla - poco sotto - nella luce del tardo pomeriggio.


  

Una geografia dipinta


Ogni tanto, bisogna ricordarsi di bloccare le gambe e fermarsi per osservare. Oppure, camminare all’indietro. Un insieme di colori e conformazioni che sembra di stare dentro un’opera d’arte.


  1. Il verde cupo, fiabesco, dei boschi fittissimi sulle colline dalle quali spunta il campanile di Santa Restituta.

  2. Il verde più chiaro, trafitto dai raggi del sole, dei faggi e delle betulle - allineati uno dietro l’altro - come in un quadro impressionista.

  3. La cima dell’altopiano sopra Melezzole, brulla e dorata, dove si sente solo il vento. Le mucche bianche restano sdraiate lì, accennano al massimo un movimento della testa se ti avvicini, austere come divinità. All’orizzonte, la macchia azzurra del lago di Corbara, un’allucinazione tra i territori arsi dal sole estivo.

  4. Le distese di girasoli e, sullo fondo, il profilo sinuoso di quella parte di Appennino che non ha picchi; morbido, spazioso, su cui il cielo proietta le sue forme.


Un cielo gigante, adagiato su questa natura, in cui le nuvole fanno tornare la voglia di giocare a indovinare la forma più somigliante. Un quadro di Van Gogh, un cielo di Miyazaki.



Compagni di viaggio


Serve mantenere un po’ di autocontrollo. Quando si viene investiti da una tempesta proprio all’inizio del Cammino. Quando, dopo circa 1000 mt di dislivello in direzione della tappa successiva (con un certo numero di Kg sulle spalle e a poco meno di 40 gradi), si ritorna - per errore - al punto di partenza. Quando tocca macinare qualche Km in più perché ci si è organizzati all’ultimo. E il mio amico Riccardo, da questo punto di vista, è stato un fellow esemplare.


Un istante dell’ultima tappa e’ ancora vivido. Seduti vicino al muretto del casale abbandonato - esausti e silenziosi - a contemplare da lontano il borgo di Montecchio. Quella distesa sembrava un mare aperto, le cui onde erano colline verdi e gialle, increspate da vigneti e ulivi. Colori acuiti dal grigio opaco del cielo alle nostre spalle, segno - insieme al profumo della pioggia - che da qualche parte un temporale si stava scaricando. “Impossibile che arrivi fino a qui, non è la nostra pioggia”. Non è la nostra pioggia. Meglio non chiedere spiegazioni, anche perché hai avuto ragione.


Il calare del sole, dalle parti di Montecchio, è bellissimo. C’è un’osteria con i tavoli lungo il vicolo di pietra; una signora elegante e misteriosa, con i capelli argentei e il rossetto rosso che evidenzia labbra sottili, sta portando a spasso il cane. Nella via poco più su, il vociare della gente si fa sempre più intenso, qualcuno sta testando il suono. La notte della sagra sta per iniziare.



 
 
 

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